La sincronicità è un concetto affascinante e spesso mal interpretato. Esso è alla base del METODO 216. E’ un termine introdotto dal famoso psicologo e psicoanalista Carl Gustav Jung. Esso consiste in una coincidenza significativa di eventi. Jung la definì come un principio di nessi acausali. Si tratta di due eventi che accadono contemporaneamente e che sono collegati da un senso o un significato che l’osservatore coglie ma un evento non è causa dell’altro. Questi due eventi compaiono contemporaneamente come se fossero espressione di una energia comune che permea quel preciso istante. Nella definizione originale di Jung si legge: “E’ un principio esplicativo che si contrappone al principio di causalità.” In effetti nel pensiero occidentale dalla logica di Aristotele in poi, passando per Cartesio con il celebre motto “Cogito ergo sum” enunciato nel suo celebre “Discourse on the Method” del 1637, fino al pensiero di Galilei, Newton, Leibniz, fino a Spinoza con le sue “Demonstratio more geometrica” costruite con definizioni, assiomi, proposizioni e dimostrazioni, il pensiero razionalista è stato l’assoluto protagonista ed il cardine del nostro modo di definire il mondo. Un fatto A costituisce un evento B che a sua volta può influire o determinare un evento C. Invece nella sapienza oracolare di molti popoli antichi (gli aruspici e gli auguri nel mondo etrusco-romano, le rune dei celti, gli oracoli delle sibille, il testo taoista dell’I Ching cinese) ci troviamo in un orizzonte degli eventi che sfugge al solo razionalismo. Due fatti possono manifestarsi con lo stesso significato, immagine e struttura, uno nel mondo interiore della persona (sogni, pensieri, immagini mentali) e l’altro nella realtà esteriore della stessa persona, in modo contemporaneo sorprendentemente, quasi per magia. Per Jung sono tre i fattori necessari affinchè si possa parlare di sincronicità:
- La coincidenza temporale.
- L’assenza di causa. Non c’è infatti nessun elemento dimostrabile che collega i due eventi.
- Il significato. La coincidenza ha un valore emotivo o psicologico per chi la sperimenta.
Abbiamo tutti sperimentato a volte esempi semplici di questo tipo quando pensiamo intensamente ad una persona e nello stesso istante questa persona ci chiama al telefono. Un esempio più complesso ce lo fornisce Jung stesso. Una sua paziente gli stava raccontando un sogno in cui le veniva donato uno scarabeo. In quel momento Jung sente dei rumori ripetuti provenienti dalla finestra. Apre la finestra ed entra uno proprio uno scarabeo. Non è un evento che capita tutti i giorni il sognare uno scarabeo, tantomeno è frequente che esso entri dalla finestra. Sono due eventi rari, singolari e la probabilità che accadano entrambi nello stesso istante è davvero remota. Jung vedeva nella sincronicità un meccanismo attraverso il quale l’inconscio individuale e quello collettivo si manifestano nel mondo interno ed esterno della persona suggerendo una sottile connessione tra psiche e materia, suggerendo l’azione di archetipi che vogliono manifestarsi. In effetti il mondo nella sua totalità è un enorme oracolo che continuamente fornisce indizi, ispirazioni, intuizioni ed illuminazioni a chi ha cuore aperto e mente ricettiva. Anche le cinque risposte che il METODO 216 dona alla persona che lo interroga non sono casuali. La meditazione precedente alla domanda crea un campo di energia sottile. Su quell’imprinting energetico si basano le risposte non casuali del libro. Sono la torcia necessaria per illuminare le nostre zone d’ombra.
